Articolazioni, un nuovo algoritmo per la medicina rigenerativa

L’impiego di prelievi di sangue o di cellule adipose iniettate nell’articolazione, utilizzate per curare pazienti anziani con problemi di artrosi, giovani donne che soffrono di alluce valgo e che lamentano stanchezza ai piedi e, sportivi che vanno incontro a traumi degli arti inferiori come rottura del crociato e del menisco. La nuova frontiera della medicina rigenerativa è stata studiata e sperimentata grazie alla collaborazione del Centro Traumatologico Ortopedico di Firenze insieme allo staff del reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Civile San Donato Arezzo e l’ospedale di Cortona e, il contribuito dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. Grazie a questi innovativi trattamenti sarà possibile puntare su nuovi approcci terapeutici grazie alle cellule mesenchimali, che sfruttano il grasso adiposo, per essere poi lavorate attraverso algoritmi e immesse nelle articolazioni a beneficio delle cartilagine. Tutto viene riassunto con la nascita della prima Biological Company Europea nel cuore della Romagna a San Marino.

«L’impiego delle cellule staminali (stromali multipotenti) è in continua crescita ed evoluzione – dichiara Patrizio Caldora direttore Ortopedia -Traumatologia S. Donato Arezzo – e trova sempre maggiore impiego nella pratica clinica ortopedica. Queste cellule possono essere prese dal sangue del midollo osseo, dal sangue circolante ed ultimamente dal grasso sottocutaneo.
Le cellule stromali del grasso stanno dimostrando delle buone potenzialità, non solo in altre specialità come la chirurgia plastica e delle ferite difficili, ma anche nella cosiddetta medicina rigenerativa ortopedica. Il campo di maggior applicazione delle cellule stromali del grasso in ortopedia, è quello della riparazione e rigenerazione delle cartilagini. Queste possono aver subito un danno anatomico conseguente ad un trauma oppure, un danno derivante da una artrosi non troppo marcata. L’articolazione del ginocchio, essendo sotto carico e subendo molti traumi e usura, è quella che gode maggiormente di queste tecniche innovative. Nel ginocchio, il trattamento con queste cellule trova indicazione anche in presenza di menischi degenerati con una artrosi intermedia laddove un intervento di asportazione dei menischi potrebbe peggiorare la situazione clinica».

La medicina rigenerativa è nata negli anni ’90 e l’Italia è stata tra i primi a fare ingegneria tessutale. Oggi nei laboratori di Tiss’You lavorano biologi e specialisti a stretto contatto in un board ristretto per rispondere alle esigenze più comuni della medicina rigenerativa. La disciplina è passata attraverso una complessa evoluzione, contaminata anche da modifiche a livello legislativo e dal progresso tecnologico, fino a raggiungere oggi una nuova generazione di dispositivi e approcci grazie ad algoritmi e brevetti che possono migliorare la qualità dell’intervento clinico, i cui benefici stanno per essere validati permettendo così operazioni meno invasive. Esiste oggi un’ampia richiesta di trattamenti per lesioni cartilaginee sia locali 22/5/2018 Articolazioni, un nuovo algoritmo per la medicina rigenerativa | Sanità24 – Il Sole 24 Ore http://www.sanita24.ilsole24ore.com/print?uuid=AEzF7gqE 2/2 che diffuse. Ginocchia che hanno subito interventi in età giovanile, si ritrovano intorno ai 45 anni con delle usure importanti, artrosi o altre sofferenze. Questi pazienti sono troppo giovani per mettere una protesi e troppo adulti per altri trattamenti di tipo rigenerativo completo. La fascia di età tra i 40 e i 50 anni avrà i maggiori vantaggi dalla medicina rigenerativa. L’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna ha svolto numerosi studi sulla medicina rigenerativa in campo ortopedico ed attualmente rappresenta un centro di riferimento anche per la neonata
Biological Company.

«Sicuramente questo nuovo approccio permette di essere meno invasivi – conclude Stefano Zaffagnini dell’Istituto Ortopedico Rizzoli e membro del board scientifico di Tiss’You-, si tratta di un trattamento che prevede l’impiego di prelievi di sangue o di cellule del grasso che vengono iniettate nell’articolazione, un metodo che attrae il paziente per la sua semplicità e per il miglioramento della sintomatologia clinica, grazie alla riduzione di quegli enzimi che causano la lesione artrosica. L’obiettivo è unire ricerca, sviluppo, produzione di Biomateriali e Medical Device per la medicina rigenerativa con le reali necessità cliniche. Lo scopo finale è quello di estendere le opzioni terapeutiche, semplificare le procedure chirurgiche, ridurre i tempi di ricovero e recupero».

 

Fonte: Sanità 24 – Il Sole 24 ore