LA PROTESI DI GINOCCHIO: IL FUTURO È ROBOT

“Il mondo va avanti e non indietro” ci dice il Dott. Davide Bertolini, pioniere della chirurgia robotica protesica in Italia. La chirurgia robotica consiste in un’attenta pianificazione pre-operatoria con TAC in grado di fornire un modello tridimensionale dell’articolazione del ginocchio per consentire di posizionare la protesi con precisione assoluta – con una perfezione che a mano libera è impossibile.

L’esperienza del Dott. Bertolini risale al 2011 con l’avvento della chirurgia robotica ortopedica in Europa e dopo un training effettuato negli Stati Uniti sotto la direzione del Dr. Fred Buechel, uno degli sviluppatori della tecnologia (Mako™). Gli americani sostenevano che ci volesse circa un anno di lavoro (quasi 60 impianti protesici) prima di poter ammaestrare con piena efficienza il robot ma, solo dopo quattro mesi, il chirurgo italiano aveva già raggiunto la piena indipendenza ed è oggi un riferimento in Italia con oltre 350 protesi mono-compartimentali robotiche impiantate.

Il vantaggio principale di questa chirurgia innovativa consiste in un notevole risparmio di tessuti e per il paziente ciò significa minor dolore, recupero più rapido, ma anche cicatrice meno vistosa; per il chirurgo il risparmio di tessuto osseo semplifica la vita in caso di revisione protesica, ovvero in quei casi in cui bisogna rimettere le mani sull’osso per una nuova protesi, rimuovendo quella vecchia. L’ospedalizzazione viene notevolmente ridotta e c’è minore ricorso alle trasfusioni di sangue: dopo un mese il paziente è completamente asintomatico. Nel caso della protesi mono-compartimentale, un altro grande vantaggio è la preservazione dei legamenti e lo studio intra-operatorio delle tensioni articolari registrate dalla macchina permette di restituire al paziente un andamento flesso-estensore ideale, ovvero una capacità di movimento quasi paragonabile a quella di un ginocchio sano.

Per il dottor Bertolini la filosofia della robotica è il futuro. L’importanza della macchina sta nell’aiuto che dà, piuttosto che in quello che fa: “Ci chiamano PlayStation Generation, i vecchi chirurghi dicono che giochiamo con i videogiochi, non facciamo chirurgia… in realtà il robot non porta via quella parte romantica del lavoro, la via di accesso, la pulizia: il chirurgo rimane protagonista, ma sposta il suo protagonismo da una fase di –taglia e cuci – a una fase di pianificazione e ricostruzione.” L’assoluta riproducibilità del metodo esclude possibilità di errore successivi alla pianificazione e tutto ciò è dimostrabile anche a distanza di anni, diventando una tutela anche dal punto di vista medico-legale.

Per il chirurgo non c’è un maggior guadagno, ma come dice Bertolini l’entusiasmo deriva dal fatto che è consapevole di lavorare bene assieme alla macchina e che tutto ciò lo aiuta a essere migliore nella sua professione. L’innovazione è stata accolta con grande entusiasmo da tutti, tanto da permettere rapidamente la sua stessa evoluzione, ragione per cui è ora disponibile anche la protesi totale di ginocchio con il robot: “Ho stupito gli americani quando sono venuti qui a novembre. Il capo gruppo che ci ha seguito è rimasto sbigottito perché la prima protesi (ndr protesi totale di ginocchio) l’ho fatta in un’ora e dieci minuti, nessuno in America ci aveva messo così poco. Noi italiani siamo più bravi degli americani in tutto, c’è poco da fare.”

 

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